Parlano gli Specialisti

La lotta al diabete comincia dalla mente

Al recente congresso dell’EASD, European Association for the Study of Diabetes, il presidente della Società Italiana di Diabetologia Francesco Purrello ha puntato fortemente sulla prevenzione:”E’ una storia di successo che aspetta solo di essere attuata. Sappiamo come fare. Dobbiamo farlo”. Francesco Purrello è Direttore del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale all’Università di Catania, Ha vissuto esperienze negli Stati Uniti ed in Belgio prima di tornare a Catania dove ha percorso tutti i gradini della carriera, fino a rappresentare la comunità dei Diabetologi italiani.

Ha lanciato un forte richiamo sottolineando che il paziente diabetico costa in Italia circa il doppio di chi soffre di altre patologie: circa tremila euro all’anno a carico della spesa sanitaria nazionale (da moltiplicare per i tre milioni e mezzo di diabetici). Un grido di allarme seriamente fondato: invecchiamento della popolazione e aumento delle necessità di cure ridurranno le possibilità di veder crescere le spese a favore dei diabetici. Fattori che dovranno portare ad un miglior uso di risorse, farmaci ed informazioni al momento disponibili.

“Ma la vera risorsa potrà essere la capacità di tutti noi di intervenire massicciamente per ridurre il peso del diabete nelle patologie italiane. Intendo una più attenta osservanza delle prescrizioni dei medici, una migliore interazione fra le diverse specialità coinvolte nella lotta al diabete. Ma intendo ancor più la presa di coscienza, la convinzione da parte dei pazienti che si può seriamente migliorare la qualità della vita e ridurre la dipendenza da farmaci con la volontà di seguire regimi alimentari adatti, di svolgere quella quota di attività fisica (parliamo di passeggiate, non di olimpiadi)che contribuirebbe sostanzialmente a ridurre l’iperglicemia. Basterebbe guardare come in Nord Europa hanno ottenuto risultati di rilievo incentivando la frequentazione di palestre e centri di attività sportiva”.

Il prof. Purrello segue con attenzione quanto si realizza in questo ambito in aree come Nord Europa, Stati Uniti e Cina, dove i risultati sono stati nettamente interessanti.
“Quando sono stati fatti interventi coordinati su riduzione del peso corporeo e aumento dell’attività fisica (e parliamo di perdere fra il 5 e il 7 per cento del proprio peso) i risultati hanno dimostrato che gli interventi producono benefici duraturi, con una riduzione del rischio di diabete che si protrae nel tempo. Diversamente, quando ci si affida solamente agli interventi farmacologici, i benefici cessano al momento in si interrompe la terapia”.

Possiamo sapere chi corre piú rischi

L’equipe guidata dal Prof.Giorgio Sesti, ordinario di medicina interna presso l’università Magna Grecia di Catanzaro, past president della Società Italiana di Diabetologia,esperienze dopo la laurea in Svezia e Stati Uniti, ha scoperto le ragioni per le quali alcune persone assorbono più glucosio, innalzando pericolosamente i parametri glicemici dopo i pasti. Una scoperta estremamente rilevante ai fini della diagnosi precoce del diabete che è stata riportata dal prestigioso Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

La scoperta riguarda una proteina,lo SGLT1, a causa della quale alcune persone assorbono più rapidamente gli zuccheri contenuti negli alimenti. Lo SGLT1,in altre parole, opera come un vero e proprio vettore che facilita il passaggio del glucosio dal primo tratto del duodeno alla circolazione sanguigna. La conseguenza dell’aumentato contenuto intestinale di SGLT1 sono i picchi di glicemia dopo i pasti che caratterizzano sia lo stato di ridotta tolleranza glucidica,una condizione di rischio di diabete tipo 2,sia il diabete vero e proprio.

“L’assorbimento del glucosio introdotto con i pasti avviene principalmente nella prima parte dell’intestino, il duodeno. Qui interviene il trasportatore SGLT1 che “traghetta” il glucosio attraverso le pareti del duodeno stesso per raggiungere la circolazione sanguigna” spiega il prof. Sesti. Questo processo può essere verificato attraverso un esame che è stato alla base stessa della ricerca.
Il Prof. Sesti, già nel 2015 aveva dimostrato che le persone con una glicemia superiore ai 155 mg per decilitro nella prima ora della curva di carico di glucosio (un risultato che si ottiene facendo bere una bevanda contenente 75 grammi di glucosio) corrono nei successivi cinque anni un rischio di diabete superiore di quattro volte rispetto a coloro che hanno una glicemia inferiore a questa soglia. Un esame insomma che dimostra una netta predisposizione alla malattia rispetto a chi mantiene la glicemia alla prima ora dal pasto a valori inferiori. “Chi presenta elevati livelli di glicemia dopo i pasti presenta anche un elevato rischio di diabete”.

Ma identificato il problema, possiamo ipotizzare alcune soluzioni? Sì, afferma il Prof.Sesti:”l’attività del trasportatore SGLT1 può essere inibita da alcuni composti fenolici presenti nelle mele, ad esempio”. La ricerca farmaceutica sta lavorando su farmaci con una azione inibitoria sui trasportatori SGLT1 e SGLT2. “La correzione dell’eccessivo assorbimento intestinale del glucosio potrà essere una possibile terapia non solo per limitare l’iperglicemia del dopo pranzo, ma anche utile per identificare e prevenire lo sviluppo del diabete nei soggetti più esposti al rischio”.

I numeri del diabete: parla il dott. Cesare Berra

Partiamo dai numeri: quante sono le persone diabetiche in Italia e quanto costano al SSN?

Nel 2016 i dati ISTAT parlavano di 3.200.000 soggetti affetti da diabete noto, nel 1980 la prevalenza era del 2.9 per cento, nel 2016 del 5,3 per cento. Si stima inoltre che attualmente quasi un milione di soggetti in Italia sia affetta da diabete senza esserne a conoscenza. Circa il 65 per cento delle persone con diabete si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni. Circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni, circa il 2 per cento ha età inferiore a 20 anni e circa il 35 per cento dei soggetti è in età lavorativa (20-64 anni).

La prevalenza fra i 20 e i 49 anni è maggiore nelle femmine mentre fra i 50 e gli 80 anni è superiore nei maschi. Dai dati osservatorio ARNO Diabete: Tra le persone con diabete, il 96 per cento riceve almeno un farmaco per il diabete o per altre patologie. Il numero di confezioni di farmaco prescritte è più che doppio rispetto a quanto prescritto in assenza di diabete (74 contro 36). Circa l’85 per cento delle persone con diabete riceve almeno una prestazione specialistica (visita o esame di laboratorio o strumentale o trattamento ambulatoriale). Le prestazioni prescritte in presenza di diabete sono decisamente più alte (+56 per cento) rispetto a quanto prescritto in assenza di diabete (41 contro 26 ogni anno). Circa 1 diabetico su 6 viene ricoverato almeno una volta l’anno. L’82 per cento dei ricoverati entra in ospedale per almeno un ricovero ordinario e il 25 per cento per almeno un ricovero in Day Hospital. Il tasso di ricovero ordinario è più che doppio nelle persone con diabete (282 contro 122 per 1000 persone) e il numero medio di ricoveri è del 30 per cento più alto. La degenza media è superiore di circa un giorno in presenza di diabete Nel complesso questi dati dimostrano il peso enorme che la malattia comporta per le persone affette, le loro famiglie e il Servizio Sanitario Regionale e Nazionale. Il costo complessivo per il monitoraggio e la cura è più che doppio nelle persone con diabete, rispetto a quanto speso in assenza di diabete (circa 2900 rispetto a circa 1300 euro). La composizione della spesa per circa la metà è da riferire ai ricoveri, per il 17 per cento alla specialistica, per il 23 per cento ai farmaci diversi dagli anti-iperglicemici, per il 7 per cento ai farmaci anti-iperglicemici e per il 4 per cento ai dispositivi La somma di circa 2900 euro, in realtà, sottostima la spesa reale perché è definita dalle tariffe del sistema dei DRG. Considerando che ogni giornata di degenza costa in media 750 euro e che la degenza media è stata 11,2 giorni, la voce della spesa per ogni ricovero sale mediamente a 8400 euro (quasi il triplo di quanto calcolato con le tariffe DRG). Questo comporta un sensibile aumento del costo totale per i ricoveri e della quota percentuale attribuibile al costo dei ricoveri sul totale della spesa. Da notare che la spesa per le visite diabetologiche rappresenta solo una piccola parte (circa 1 per cento) della spesa totale. Inoltre, il costo attribuibile alle complicanze e alle comorbilità (vere e proprie complicanze della malattia) rappresenta il 90 per cento del costo totale della malattia mentre la gestione del problema metabolico costa solo il 10 per cento. Quanto è importante la prevenzione? E quali sono i suoi consigli soprattutto nei confronti delle persone anziane? La patologia metabolica è di per se un importante fattore di rischio per malattia cardiovascolare. La popolazione diabetica ha un rischio relativo di ammalarsi di cuore doppio rispetto alla popolazione non diabetica, ed è dimostrato come ricevere una cura adeguata il più precocemente possibile possa ritardare o impedire l’insorgenza di eventi cardio-cerebrovascolare, nonché le cosiddette complicanze microvascolari (danno renale, oculare, neuronale). Anche per i meno giovani curare l’iperglicemia senza incorrere nel rischio opposto (cioè l’ipoglicemia) quindi con farmaci adeguati che abbiamo ora finalmente a disposizione è molto importante in quanto diabete e iperglicemia sono fattori legati a deterioramento cognitivo e demenza. Risulta altresì importante individuare quei soggetti che ancora diabetici non sono (glicemia a digiuno tra 100-126 mg/dl) sui quali esercitare tutta la prevenzione possibile in termini di stile di vita per impedire il passaggio alla malattia diabetica Le persone affette da diabete hanno diritto a una serie di servizi gratuiti (presidi, farmaci) e di esenzioni. Come si accede a questi servizi? Qual è l'iter da seguire? Essere in possesso dell’esenzione per patologia permettere di ricevere, secondo quanto definito dai LEA per patologia definiti dal Ministero della Salute, esami del sangue, accertamenti strumentali farmaci e presidi anche in relazione al regolamento vigente nella regione di residenza (purtroppo non sono tutti uguali i regolamenti sanitari regionali). Quanto sono importanti le campagne di sensibilizzazioni come la "Giornata mondiale del diabete" e le analisi della glicemia gratuita? Sono indispensabili a sensibilizzare la popolazione alla malattia, nonché identificare quei soggetti che ancora non hanno ricevuto una diagnosi a riguardo.