Diabete e Sesso

Il sesso e il diabete

La stragrande maggioranza di noi diabetici, soprattutto gli uomini, ha solitamente superato l’età detta “il fiore degli anni”. La stessa situazione che ci ha portato alla iperglicemia ci ha dato – oltre a una certa anzianità – anche qualche chilo di troppo.
Tutto questo, tuttavia, non deve impedire un proseguimento di vita normale, piena, con tutti i piaceri (almeno con quasi tutti) che sono alla portata di chi di diabete non soffre. Una piena vita affettiva e sessuale sono parte integrante di questa parte dell’esistenza. Ecco qualche informazione utile.

Il diabete provoca disfunzione erettile? Se si: perché?

Sì, la disfunzione erettile, intesa come l'incapacità ad ottenere e mantenere un'erezione soddisfacente per l'attività sessuale, è un disturbo tipico del diabete e la sua frequenza aumenta con l'aumentare degli anni di malattia e soprattutto quando perdura da anni uno scarso compenso glicemico. Appare pertanto evidente come sia importante un buon controllo delle glicemie già dai primi anni dall'insorgenza del diabete mellito.
La disfunzione erettile dipende da diversi meccani¬smi dovuti per lo più al danno vascolare o neurologico causato dal diabete nel corso del tempo; il pene infatti è un organo riccamente vascolarizzato e innervato e l'ec¬cesso di glucosio ne danneggia le strutture microvascolari rendendo le pareti dei vasi meno elastiche e distendibili.
Disfunzione erettile su base vascolare: è la causa più fre¬quente ed è dovuta principalmente all'arteriosclerosi dell'al¬bero vascolare arterioso che irrora il pene (arteria pudende interna, peniene comune e cavernosa). Il danno vascolare è influenzato dall'età (danno macrovascolare), dalla durata e dal grado di controllo glicemico (danno microvascolare).
Disfunzione erettile su base neurogena : è dovuta a un danno a carico del sistema nervoso come la demieliniz¬zazione dei nervi periferici che regolano l'erezione o ad un'alterata regolazione di diversi mediatori (come ossido nitrico, prostacicline, endoteline). Il danno neurologico è influenzato dalla durata del diabete ed è presente in quasi tutti i soggetti che hanno già una neuropatia diabetica.
Attualmente non esiste ancora un test che consenta di determinare esattamente la causa di una disfunzione eret¬tile riscontrata in un soggetto diabetico . Uno strumento di autovalutazione per determinare l'entità del problema è lo IIEF (Jnternational Index of Erectile Function). Tale indice usa un questionario che indaga e riassume la fun¬zionalità sessuale in cinque campi principali: funzionali¬tà erettile, capacità di raggiungere l'orgasmo, desiderio, soddisfazione intercorrente, soddisfazione generale.

È frequente la disfunzione erettile nei diabetici?

La disfunzione erettile nei diabetici è una problema¬tica importante e non rara (coinvolge circa il 50 per cento dei soggetti diabetici e nella metà dei casi si presenta entro 10 anni dall'insorgenza del diabete) che però spesso, per motivi di pudore, viene sottovalutata erroneamente dal paziente e dal diabetologo stesso.
Studi epidemiologici condotti in diversi Paesi hanno evidenziato che la disfunzione erettile è presente nei dia¬betici in misura tre volte superiore rispetto ai non dia¬betici. Mentre nella popolazione adulta maschile sana la disfunzione erettile ha una frequenza del 5-13 per cento dopo i 40 anni e del 20-25 per cento dopo i 65 anni, nei soggetti diabe¬tici la stessa problematica è presente nel 15 per cento dei casi tra i 20-40 anni per arrivare al 40-60 per cento tra i 50-70 anni d'età.

Ci sono fattori di rischio per lo sviluppo di disfunzione erettile nei pazienti diabetici?

Sì: l'età del soggetto, lo scarso controllo glicemico, la durata della malattia diabetica, il fumo, l'alcool, l'uso di stupefacenti, la dislipidemia, l'ipertensione arteriosa, le coronaropatie, le vasculopatie periferiche, alcuni farmaci assunti per altre patologie (quali diuretici, antidepressivi, antiepilettici, alcuni antipertensivi), sono tutti fattori che facilitano l'insorgenza di disfunzione erettile nei soggetti diabetici.
Collateralmente bisogna sottolineare che, a sua volta, la disfunzione erettile può precedere e pertanto es¬sere un campanello d'allarme per lo sviluppo di compli¬canze cardiovascolari nei pazienti diabetici.

Le cure per la disfunzione erettile

Nella maggior parte dei casi sì, però è importante individuare il problema e trattarlo precocemente per aumentare così l'efficacia della cura. Come anche per le altre complicanze diabetiche la prevenzione, un control¬lo ottimale della glicemia, l'eliminazione di altri fattori di rischio e una terapia tempestiva sono fondamentali.

I farmaci più efficaci nel trattamento della disfun¬zione erettile sono gli inibitori della fosfodiesterasi 5, un enzima che ha il compito di distruggere il cGMP, una sostanza prodotta dall'organismo e a sua volta attivata dall'NO, essenziale per il rilasciamento della muscolatura liscia dei corpi cavernosi che durante la stimolazio¬ne sessuale aumentano di dimensioni rendendo il pene turgido.

Questi farmaci (Sildenafil, Vardenafil, Tadalafil, Avanafil) prolungano l'effetto del cGMP, aumentando pertanto la ri¬sposta dei corpi cavernosi ad uno stimolo erotico natura¬ le e incrementando di conseguenza la validità e la durata dell'erezione.
In diversi studi Sildenafil, Vardenafil, Tadalafil e Avanafil han-no rivelato un'efficacia pari al 60-75 per cento nell'indurre un miglioramento dell'erezione nei pazienti diabetici. Il Sil¬denafil, Avanafil e il Vardenafil hanno un'emivita più breve rispet¬to al Tadalafil (3-4 ore contro 17,5) e vanno presi circa un'ora prima del rapporto sessuale.
L'uso di questi farmaci è abbastanza sicuro e gli ef¬fetti collaterali (dovuti all'inibizione di diverse isoforme della fosfodiesterasi presenti nei diversi organi e tessuti) sono rari e di entità lieve-moderata. Tra questi ricordiamo: un'anomalia nella visione dei colori nella regione del blu, cefalea, flushing, rinite, bruciore e peso gastrico, do¬ lore muscolare.
Una controindicazione assoluta al loro uso è in asso¬ciazione ai nitrati (usati frequentemente nelle coronaro¬patie) perché entrambi questi farmaci, anche se con mec¬canismi diversi, inducono un aumento di ossido nitrico che può determinare una riduzione critica della pressio¬ne arteriosa. Inoltre bisogna ricordare che il dosaggio di tali farmaci va ridotto in caso di insufficienza renale, cir¬rosi epatica, età avanzata.
Altri approcci terapeutici, meno comuni ma che possono essere usati quando falliscono gli inibitori della fosfodiesterasi 5, sono: l'uso di apomorfina sublinguale, l'uso intracavernoso e intrauretrale di alprostadil (analo¬go sintetico della prostaglandina El).
Ovviamente la scelta di quale trattamento intrapren¬dere e il suo avvio devono essere fatti sempre consultan¬do prima il proprio medico curante.