Iperglicemia

Cos'è il diabete

Il diabete è una malattia caratterizzata da un eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Questa condizione viene chiamata iperglicemia. La causa dell'iperglicemia può essere una inadeguata azione o un'insufficiente produzione dell'insulina, l'ormone che regola il livello di glucosio nel sangue. Le principali forme di diabete sono il diabete tipo 1, con assenza di secrezione insulinica, ed il tipo 2 conseguente a ridotta sensibilità dell'organismo all'insulina normalmente prodotta da parte dei tessuti bersaglio (fegato, muscolo e tessuto adiposo) e/o ad una ridotta secrezione di insulina dal pancreas (dalle cellule chiamate beta-cellule).

Il diabete tipo 2 è una malattia ad elevata diffusione in tutto il mondo e la sua prevalenza è in continua crescita . Oltre 425 milioni di persone ne sono affette (dato 2017 International Diabetes Federation).
Si riconoscono tra le cause della malattia una interazione tra fattori genetici (familiarità) e fattori ambientali (vita sedentaria abitudini alimentari e altro).

La classificazione ufficiale prevede:
- diabete tipo 1 (caratterizzato da distruzione betacellulare, su base autoimmune o idiopatica, che conduce a deficit insulinico assoluto);
- diabete tipo 2 (difetto della secrezione insulinica, che può progressivamente peggiorare nel tempo e che si instaura su una condizione preesistente di insulino­resistenza);
- altri tipi di diabete (difetti genetici della funzione beta-cellulare o dell'azione insulinica, malattie del pancreas esocrino, indotto da farmaci o sostanze chi­ miche;
- diabete gestazionale (che insorge durante la gravidanza).

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I testi relativi al diabete e alle sue cure sono stati redatti grazie alla collaborazione del Dott. Cesare Berra.

Cos'è l'iperglicemia

Per iperglicemia si intende il riscontro di valori elevati di glicemia nel sangue. Per la diagnosi di diabete, oggi, è sufficiente un valore di glicemia a digiuno >126 mg/dl confermato almeno in due giornate differenti .
Nel paziente diabetico gli obiettivi in termini di valori glicemici sono: glicemia a digiuno e pre-prandiale (prima di pranzo e prima di cena) compresa tra 90 e 130 mg/dl, glicemia post-prandiale (2 ore dopo pranzo/cena)<180 mg/dl. Valori di glicemia superiori rispetto a quelli indicati nel paziente diabetico in terapia possono essere definiti iperglicemia. La sintomatologia dell'iperglicemia è soggettiva e può comparire per valori superiori a 180 mg/dl di glicemia.

Individuata la categoria a rischio, si può prevenire il diabete?

Interventi per migliorare lo stile di vita, che includono attività fisica aerobica di moderata intensità della durata di 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana e perdita di peso corporeo del 10 per cento, riducono l'incidenza del diabete tipo 2 del 60 per cento.
Inoltre la qualità più che la quantità totale dei nutrienti deve essere controllata. Una dieta ricca di acidi grassi saturi (i grassi animali) aumenta il rischio di sviluppare diabete, mentre la parziale sostituzione di questi con acidi grassi insaturi lo riduce (i cosiddetti omega 3).
Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come alcuni tipi di farmaci ipocolesterolemici possano in alcuni pazienti selezionati ridurre il rischio di sviluppare il diabete tipo 2.

Quali sono i sintomi?

Spesso la presenza di iperglicemia non dà alcun sintomo né segno. Per tale motivo il diabete è considerato una malattia subdola . A volte la sintomatologia compare quando la malattia è già presente da anni. La sintomatologia classica della grave iperglicemia è caratterizzata da stanchezza, aumento della sete (polidipsia), aumento della diuresi (poliuria) perdita di peso non ricercata, anzi a volte in presenza di aumento dell'appetito, malessere, dolori addominali, sino ad arrivare nei casi più gravi a confusione mentale e perdita di coscienza.

Quali possono essere le cause di iperglicemia?

Diabete all'esordio di malattia, mancata o inadeguata assunzione della terapia (insulina e/o ipoglicemizzanti), aumentato fabbisogno di terapia (malattia acuta concomitante, eccessiva assunzione di carboidrati, assunzione di farmaci diabetogeni ).

Cosa bisogna fare in presenza di iperglicemia?

Controllare la glicemia;è possibile effettuare una correzione della terapia in corso, concordata con il diabetologo;controllare nelle urine la presenza di chetoni (chetonuria) e zuccheri (glicosuria);se presente chetonuria e glicosuria, consultare il medico;
- assumere molta acqua se non controindicato per la presenza di altre patologie (scompenso cardiaco cronico, insufficienza renale in trattamento dialitico).

Se presenti dolori addominali e chetonuria nel diabete di tipo 1 contattare subito il medico o recarsi presso un pronto soccorso per il rischio di chetoacidosi;
se presente confusione e/o perdita di coscienza con­sultare subito un medico o recarsi presso un pronto soccorso.

Complicanze del diabete

Neurologiche (neuropatia): alterazione anatomica e funzionale del sistema nervoso centrale, periferico e volontario, deficit sensitivi, motori, visivi, acustici;
- Renali (nefropatia): danno alle strutture filtranti del rene (glomeruli e tubuli renali) che può portare in casi estremi alla dialisi (in Italia il 30% dei pazienti in terapia dialitica sono diabetici);
- Oculari (retinopatia): causata da iperglicemia cronica e ipertensione che portano ad alterazione dei vasi sanguigni con conseguente peggioramento della vista fino alla cecità;
- Cardiocerebrovascolari: infarto miocardico o cardiopatia ischemica, ictus cerebrale.

Fattori che aumentano il rischio di complicanze

Il presentarsi delle complicanze è dipendente non solo dal compenso glicemico. È importante nel paziente diabetico un adeguato controllo (anche farmacologico) di pressione arteriosa (valori consigliati <130/80) e di assetto lipidico (colesterolo LDL e trigliceridi).
Soprattutto le complicanze macrovascolari riconoscono una patogenesi (una causa) multifattoriale, comprendendo un numero di agenti di rischio, alcuni modificabili (fumo, ipertensione, ipercolesterolemia). Il buon compenso lipidico (il controllo dei grassi: colesterolo e trigliceridi) è fondamentale per la prevenzione delle complicanze cardiovascolari, come segnalato da studi osservazionali e da trial clinici.

Il rischio relativo è tanto maggiore quanto sono più alti i valori di colesterolo nel sangue (in particolare il colesterolo LDL), quindi l'analoga riduzione del colesterolo LDL nel sangue del 30 per cento comporta una analoga riduzione del rischio. Sempre studi clinici hanno dimostrato come oltre che in prevenzione primaria, il controllo dei valori dei grassi nel sangue sia indispensabile anche nella prevenzione secondaria, cioè in quei malati che hanno già subito un evento cardio o cerebrovascolare. Il controllo dei grassi nel sangue nel paziente diabetico rappresenta quindi un cardine del trattamento del diabete stesso.

Anche l'ipertensione arteriosa spesso si associa alla malattia diabetica, e anch'essa è considerata un fattore di rischio indipendente per sviluppo di malattia cardio­ vascolare. Il raggiungimento di valori pressori sugge­ riti dalle linee guida internazionali (pressione sistolica<130 mmHg e pressione diastolica <80 mmHg) fa parte ' anch'esso del buon controllo del diabete mellito.

Indispensabile astenersi dal fumo: i dati degli studi osservazionali indicano che il fumo di sigaretta è associato ad un aumento del numero delle morti cardiovascolari nei diabetici mentre la sospensione del fumo è associata ad una riduzione del rischio. Inoltre il fumo di sigaretta predispone alle complicanze microvascolari del diabete,come le ulcere al piede, ed è associato ad un peggior controllo glicemico.

Svolgere attività fisica quotidiana e combattere il sovrappeso e l'obesità aiutano a raggiungere il compenso metabolico (vedi capitolo su “attività fisica e sportiva”).

Come si possono prevenire le complicanze

- Corretto monitoraggio, controllo della glicemia (rilevazioni capillari giornaliere o settimanali e controlli ematici secondo parere specialistico).
Corretta somministrazione della terapia (rispetto degli orari, dosi, sedi e tempi di somministrazione).
Dieta personalizzata e bilanciata (rapportata ad età, attività fisica, lavoro, abitudini di vita); limitare il consumo di zuccheri semplici (zucchero, dolciumi, bevande zuccherate); limitare il consumo di alcool (a digiuno può dare ipoglicemia potenziando l'azione di insulina e/o ipoglicemizzanti); ridurre il consumo di grassi animali (burro, insaccati, formaggi).
- Attività fisica (personalizzata).
- visite periodiche da specialisti (diabetologo, dietista, nefrologo, oculista, cardiologo).
- Astensione totale dal fumo.

Con cosa si misura la glicemia?

Con uno strumento chiamato reflettometro, che rileva la glicemia con una goccia di sangue capillare, prelevata dai polpastrelli delle dita delle mani. A seconda del modello di reflettometro la goccia di sangue va versata sulla striscia reattiva oppure avvicinata ali'estremità della striscia che la assorbe per capillarità. Per evitare la formazione di calli occorre ruotare i siti di puntura.